Per la nostra prima missione l’equipaggio era ridotto all’essenziale: solo 5 persone a bordo, non disponevamo di un equipaggio per il tender e neanche di personale medico, il nostro scopo era seguire Nadir e verificare che l’operatività corrispondesse agli scenari che ci eravamo prefigurati.
Durante la notte dell’11 eravamo a motore spento, alla deriva, in attesa dell’alba per poter riprendere il pattugliamento. L’equipaggio di Resqship era a poco più di un miglio da noi. A un certo punto, abbiamo visto delle luci in mezzo al nulla del mediterraneo centrale. Non erano luci da navigazione, e non c’erano casi di distress aperti. Ci avviciniamo un poco, e insieme alle luci, cominciamo a sentire le grida di quarantatré persone alla deriva, in mare da due giorni. Il meteo peggiorava rapidamente, le onde erano già più alte di un metro e si vedevano tre temporali attivi in avvicinamento.
La Guardia costiera di Lampedusa ha autorizzato il soccorso prendendosi più di due ore per farlo . Grazie all’ aiuto del tender di Nadir le persone vengono imbarcate tre alla volta in circa un’ ora e mezza,. Sono tutti infreddoliti, vestiti leggeri, scalzi e comunque inzuppati, li copriamo come possiamo con una metallina ciascuno e poi, a piccoli gruppi, con dei teli di nylon. Quattro ore dopo, con una navigazione difficile per il forte vento e dei tremendi temporali, eravamo nel porto sicuro più vicino.
