PROGETTO

L’Arci torna in mare

Con oltre un milione di soci, l’Arci torna ad applicare i suoi valori nel Mediterraneo centrale, che l’Europa vuole trasformare un muro invalicabile e letale. Lo fa con il progetto T.O.M. — Tutti gli Occhi sul Mediterraneo. Il nome è un omaggio a Tom Benettollo, pacifista e presidente storico di Arci.

Il progetto nasce dall’iniziativa del circolo Arci Sailingfor Blue LAB che, dopo anni di attivismo costiero, sceglie di impegnarsi in un programma di monitoraggio del Mediterraneo centrale con il supporto di Arci Nazionale. A gennaio 2025 la famiglia si allarga con l’adesione di Sheep Italia. Al progetto si unisce il Laboratorio di salute popolare che coordina l’attività sanitaria a bordo.

Perché il Mediterraneo?

È una delle rotte migratorie più pericolose al mondo. Qui la violazione sistematica dei diritti umani sta minando la civiltà giuridica europea e i valori fondanti delle nostre Costituzioni.

E poi c’è la legge del mare. È a fondamento di tutto il diritto internazionale marittimo, ed è millenaria: nessuno si lascia indietro quando è in difficoltà.
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«Ogni Stato deve esigere che il comandante di una nave che batte la sua bandiera presti soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizioni di pericolo.»
— Art. 98, Convenzione di Montego Bay, 1982

La struttura

La nostra barca

Operiamo con Nihayet Garganey VI, un Grand Soleil 56. Una barca a vela di 17 metri, che è stata offerta a TOM in comodato gratuito.
Ma per quanto attrezzata e solida, una barca a vela non è un assetto preposto al salvataggio in mare (SAR — search and rescue). Per questo abbiamo deciso di attivare una modalità che chiamiamo Search and Relay: cerchiamo le unità in difficoltà, rilanciamo la loro richiesta di aiuto, stabilizziamo la situazione fornendo giubbotti di salvataggio, acqua e cibo ai naufraghi e assistiamo le persone in attesa dell’intervento di un mezzo SAR — della rete ONG o delle autorità.

Solo in caso di estrema urgenza, come d’obbligo in mare, procediamo direttamente al soccorso.

A bordo si sta in nove: comandante, capomissione, una persona dedicata alla accoglienza e alla cura dei sopravvissuti, due sanitari, tre marinai soccorritori, un addetto alla comunicazione.

Gli equipaggi e i team

Marinai e marinaie professionist3, personale sanitario, persone dedicate all’accoglienza e alla cura di chi sopravvive. Attorno all’operatività in mare lavorano cinque funzioni:

Board — l’organo di direzione, con rappresentanti di Arci, Sailingfor e Sheep Italia.
OPS — operazioni in mare e supporto da terra alle missioni.
Comunicazione — ufficio stampa, presenza digitale, materiali e progetti di comunicazione.
Team Legale — avvocati immigrazionisti, marittimisti, civilisti e penalisti che assistono comandante e capomissione durante le operazioni e prevengono le criticità legali che un progetto come TOM incontra, in un quadro normativo sempre più repressivo su frontiere e immigrazione.
Finanza — bilanci, cassa e raccolta fondi, in raccordo con OPS e comunicazione.
Sanitari — Coordinato dal Laboratorio di salute popolare, si occupa della parte medico-infermieristica delle missioni.

Le nostre missioni

Siamo in mare dieci giorni al mese.
Rilanciamo le richieste di aiuto che arrivano da Alarm Phone, dagli aerei civili o via radio CH 16, e chiediamo l’intervento e il coordinamento delle autorità dei Paesi che dispongono di porti sicuri.

Poi navighiamo verso le persone in difficoltà, coordinandoci con le ONG presenti in mare o con la Guardia Costiera per portare supporto e stabilizzare la situazione: giubbotti salvagente sicuri, assistenza medica, generi di prima necessità.

Quando è necessario, soccorso — che è un obbligo per ogni unità in navigazione secondo le leggi del mare, dei trattati internazionali e anche secondo noi.

I nostri numeri

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persone salvate
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miglia navigate
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